Affrontare un tema come quello dell’evoluzione di aromi e sapori nell’ambito della fruizione di un sigaro può sembrare per certi versi un tranello. Il concetto di evoluzione evoluzione aromatica nel sigaro non è universalmente accettato e, quando lo è, lo si identifica come uno dei tanti aspetti correlati al fumare, senza attribuirgli la valenza che al contrario solo una parte dei fumatori gli riconosce. Sgombriamo il campo dagli equivoci: per loro stessa natura solo i sigari a foglia intera (“tripa larga”) possono disporre di questo pregio. L’evoluzione aromatica nel nel sigaro premium è possibile grazie al posizionamento della foglia intera che, ovviamente, permette grazie alla sua diversa “materialità” di percepire delle variazioni più o meno significative. I sigari “tripa corta”, essendo fatti di “picadura” cioè trinciato di tabacco, non possono ovviamente per loro stessa natura promuovere l’evoluzione di cui si sta parlando.

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Certo, anche nei sigari “tripa corta” è possibile osservare piccole mutazioni in corso di fumata, ma queste non sono da annoverare “in senso stretto” nel concetto stesso di evoluzione, in quanto sono dovute essenzialmente al procedere della fumata, al deposito di condensato e nicotina dovuto al naturale avanzare del braciere. Il finale “tostato” di molti sigari, per esempio, è talvolta proprio dovuto a questo aspetto e non tanto alle qualità organolettiche del tabacco impiegato. Solo con un po’ di esperienza e molta attenzione è possibile riuscire a rilevare la reale presenza di evoluzione negli aromi e nei sapori, distinguendola dal semplice “mutamento delle sensazioni” conseguenti alla meccanica di fumata. Ma quanto incide il formato di un sigaro Premium nella percezione dell’evoluzione? Ovviamente si tratta di un elemento determinante. Le vitolas più imponenti (quelle con un “largo” molto accentuato) sono naturalmente propense a sviluppare cambi di percezioni e in questi casi la consueta suddivisione del sigaro in “tre tercios” può in alcuni casi andare un po’ stretta. I Prominentes cubani (il “Lusitania” di Partagàs, i “Double Corona” di Hoyo de Monterrey, Punch, Saint Luis Rey, il “Don Alejandro” di Vegas Robaina, il “Gigante” di Ramon Allones) sono tra i migliori rappresentanti di questa caratteristica e promuovono nelle fumata notevoli e numerosi cambiamenti nelle percezioni aromatiche. Questa caratteristica, è utile sottolinearlo, risulta assolutamente indispensabile in questi casi, visto che fumare per così tanto tempo un sigaro senza avvertire mutamenti apprezzabili potrebbe portare il fumatore ad annoiarsi. Cosa diversa è invece l’analisi sotto questo aspetto di formati molto ridotti in termini di lunghezza, come per esempio i vendutissimi (ma anche molto discussi) Petit Robustos. In questo caso la suddivisione in tercios della fumata è solitamente un po’ forzata, a causa delle esigue capacità evolutive. Il sigaro è concepito per dare “tutto e subito” al fumatore, offrendo la possibilità di percepire aromi e sapori in un ambito temporale molto ristretto. L’opportunità di godere della varietà di percezioni che il tabacco è in grado di fornire viene però contenuta. Tra questi due estremi (“Prominentes” da una parte e “Petit Robustos” dall’altra) ci sono una varietà di vitolas intermedie che permettono comunque un ottimo livello evolutivo. Ci riferiamo per esempio alle “Dalias” (“Lonsdales” per l’international shape) tra le quali ricordiamo “8-9-8” di Partagàs, il compianto “Inmensas” di Bolivar e il magnifico “Siglo V” di Cohiba. Un altro formato particolarmente propenso a evolvere è il “Cervantes” (ancora della famiglia dei “Lonsdales”) dove troviamo dei veri e propri campioni come il Bolìvar “Gold Medal” e il “Molinos” di Sancho Panza (ancora rintracciabili in Italia con un po’ di fatica) e l’intramontabile Montecristo n. 1, che a dire il vero comincia a sentire un po’ il peso degli anni sul fronte delle vendite. Anche sul versante dei “Julieta n. 2” (cosiddetti “Churchills”) si può parlare di sigari con ottima evoluzione: il capostipite “Sir Winston” di H.Upmann, il “Churchill” di Romeo Y Julieta e ovviamente il blasonatissimo “Esplendido” di Cohiba sono rappresentanti eccelsi della massima propensione all’evoluzione di aromi e sapori. l_20090819153654163864221849ef062b12db0b048ff3cade987fb10 È infine necessario citare anche altre due vitolas de galera certamente rilevanti: i laguitos n. 1 (l’immancabile ed emblematico Lancero di Cohiba e la sua variante “Especial” Trinidad Fundadore con cepo 40) e i delicados, tra i quali spiccano il compianto Serie du Connaisseur n. 1 di Partagás e l’altrettanto ricercato Grandes de Espana di El Rey del Mundo. Anche in questo caso si tratta di sigari tutti morfologicamente propensi a produrre evoluzione di fumata per il generoso “largo” che li contraddistingue.

589px-Cohiba_lanceros_1 Anche dal punto di vista della forza nicotinica (e non solo quindi sul versante aromi/sapori) è possibile parlare di evoluzione in corso di fumata. Normalmente i sigari “tripa larga” sono costruiti in modo tale da promuovere un’evoluzione progressiva della forza. In fase costruttiva le foglie vengono posizionate con la punta rivolta verso il piede del sigaro proprio per bilanciare il naturale aumento di “fortaleza” dovuto all’avanzare meccanico del braciere di fumata.

La punta della foglia (tralasciando la valutazione sul suo posizionamento nel piano fogliare) è naturalmente più carica di nicotina e l’orientamento verso il piede serve ad attribuire un certo equilibrio al naturale aumento di forza. Ma anche questa non è una regola assoluta. Alcuni dominicani (Davidoff) parrebbero costruiti con foglie “montate al contrario” (quindi con la punta rivolta verso la testa) e questa non è neppure l’unica variante possibile in grado di influire sull’andamento della forza. L’eventuale utilizzo di parti di foglie spezzate (per completare il riempimento del sigaro) può portare infatti a diversi mutamenti nelle percezioni sia organolettiche che di “fortaleza”, attribuendo al sigaro un andamento a “pendolo” dove a un inizio molto forte (e speziato) segue una fase di più moderata intensità nicotinica destinata a sua volta a crescere ulteriormente nella fase finale. In questa particolare circostanza sembra assodato che le parti di foglie spezzate siano orientate con la punta rivolta verso il piede del sigaro, mentre la base della foglia (più spessa e quindi a sua volta da par suo più carica di nicotina) sembra destinata invece al completamento del riempimento della testa. Ma la provenienza territoriale di un sigaro può in qualche modo risultare determinante nella valutazione delle sue capacità evolutive? Esiste un tabacco maggiormente propenso a evolvere? Questione spinosa. I sigari cubani sono tradizionalmente considerati ai vertici, tant’è che i fumatori cosiddetti “filocubani” considerano i sigari provenienti dall’Isla Grande come gli unici in grado di produrre evoluzione. Altri, al contrario, riconoscono capacità evolutive anche ad altri sigari caraibici, con riferimento soprattutto a quelli di nuova generazione, molto strutturati e di provenienza per lo più nicaraguense e onduregna. Non volendo prendere a parte alla “querelle”, ci limitiamo a osservare che per alcuni fumatori moderni la caratteristica dell’evoluzione non è elemento determinante per valutare il livello qualitativo di un sigaro. Per questi fumatori è necessario che il sigaro abbia complessità, equilibrio, intensità, ma non reputano che i cambi di percezione in termini evolutivi siano rilevanti. Quando “il sapore e l’aroma” di un sigaro è eccellente, che bisogno c’è che ci sia evoluzione? Che bisogno c’è che si “cambi gusto” in corso di fumata? Si tratta certamente di una posizione comprensibile (anche se probabilmente discutibile), frutto di un nuovo modo di intendere la fumata di un sigaro Premium sul quale ovviamente sarà possibile in futuro aprire un dibattito, soprattutto in funzione dell’aumento esponenziale di sigari di origine nicaraguense e onduregna disponibili nel nostro Paese.

8 Comments

  1. Carmine 8 novembre 2016 at 10:09 -  Rispondi

    Grazie mille per tutto quello che mi stai insegnando,quanto tempo ci vuole per iniziare a capire gli aromi e il cambiamento dei terci? Grazie ancora

    • cigarslover 8 novembre 2016 at 14:49 -  Rispondi

      sì, inizialmente si deve prestare attenzione per cercare di distinguere gli aromi. Ti consiglio di scrivere le tue sensazione. Così facendo sei obbligato a descrivere quello che il tuo palato percepisce, trasformando il pensiero in parole. Così facendo servirà molto meno tempo per riuscire a descrivere un sigaro! 😉

  2. Carmine 7 novembre 2016 at 21:55 -  Rispondi

    Scusa la mia ignoranza ma fumo sigari da un mese volevo sapere cos’è la forza del sigaro e se e’ collegata con il tiraggio grazie mille.

    • cigarslover 8 novembre 2016 at 08:28 -  Rispondi

      Ciao Carmine, assolutamente no, non sono collegate.

      Il tiraggio è la quantità di aria (e quindi di fumo) che riesce ad arrivare al tuo palato eseguendo uno o più puff. La forza è invece una caratteristica del sigaro che deriva dalla tipologie di foglie impiegate. Maggiore è la nicotina presente nelle foglie scelte e più il sigaro sarà forte 🙂

  3. Gianandrea 2 febbraio 2016 at 11:54 -  Rispondi

    Salve! riguardo all’evoluzione nel sigaro avrei delle domande da porvi. Ho visto qualche video su come realizzano i sigari cubani con tripa larga e ho notato che a volte staccano dei pezzi dalle foglie e per la realizzazione viene ovviamente tagliato in base alla dimensione che si vuole ottenere. Quindi la forza di un sigaro oltre che dalla combinazione di foglie di ligero,seco e volado ed eventualmente medio tiempo dipenderebbe anche da dove viene tagliato, cioè se si penalizza maggiormente la parte basale della foglia rispetto a quella apicale o viceversa. E’ possibile che quindi una differenza tra ,ad esempio, il brand Bolivar e il brand Hoyo de Monterrey sia legata oltre alla diversa combinazione di foglie, anche al diverso modo di tagliare il sigaro, preferendo nel Bolivar sacrificare la parte basale per avere più forza data dall’apice, e viceversa nel caso di Hoyo de Monterrey. A riguardo dei tripa corta,invece, viene usato un trinciato, ma si potrebbe in teoria usare dei trinciati con i ‘filetti’ delle foglie verso un’unica direzione? di modo che tecnicamente ci sarebbe un’evoluzione? Inoltre per i tripa corta il capote e la capa sono foglie intere?

    • cigarslover 2 febbraio 2016 at 14:01 -  Rispondi

      Ciao Gianandrea,

      la differenza tra brand e tra sigari che presentano una liga diversa è data principalmente dalla tipologia di foglie impiegate durante la realizzazione del sigaro. Tieni conto che la diversificazione Volado-Seco-Ligero è una semplificazione che non tieni conto dell’esatta disposizione del piano fogliare (esempio pratico: con ligero ci si riferisce alle foglie più alte della pianta, ma c’è una differenza sensibile tra le le foglie di ligero più al vertice a quelle poste vicino al seco).

      Nei tripa corta, il trinciato è impiegato solo nella tripa. Capote e Capa sono foglie, altrimenti non si riuscirebbe ad avvolgere la tripa.
      L’operazione che indichi tu sarebbe molto dispendiosa in termini di tempo e anche problematica, in quanto la foglia di tabacco presenta delle differenze di concentrazione di nicotina che variano molto in alcuni punti della foglia (punta, parte centrale ecc..).

  4. Paolo 6 agosto 2014 at 19:38 -  Rispondi

    Avendo cancellato per errore i commenti inviati a questo articolo (mannaggia a me) mi permetto comunque di rispondere.
    Riguardo il dubbio che la maggior concentrazione di nicotina sia nella punta della foglia o, al contrario, nella parte adiacente le venature ci sono effettivamente diverse teoria, ad oggi non ancora chiare. Kelner (masterblender Davidoff) sembra sia a favore della prima ipotesi, Houvenaghel (Nicarao, La Ley) sembra sia a favore della seconda. Sul fatto che la prima ipotesi sia da scartare perchè in questo caso il sigaro sarebbe sempre da subito molto forte e poi gradualmente sempre meno, direi che la cosa è spiegata adeguatamente nell’articolo, per cui c’è solo da rileggerlo attentamente. Per il resto siamo sempre a disposizione per eventuali specifiche e precisazioni

    Altro commento: Bolivar Gigante? Sicuramente un Gigante nell’evoluzione, soprattutto se fatto adeguatamente invecchiato.

  5. Giuseppe 6 agosto 2014 at 18:13 -  Rispondi

    Tra i julieta no.2 io segnalerei anche i corona gigante di Bolivar che a me, fortunato bottinatore di tabaccherie, é parso veramente offrire una varietà di aromi notevole su di una forza contenuta esaltatrice delle fragranze. Siete d’accordo?

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