Durante la fumata è possibile avere a che fare con delle difficoltà di combustione. A volte questi problemi sono facilmente risolvibili, ma in alcune circostanze è possibile che in qualche modo questi inconvenienti incidano sulla corretta fruizione del nostro amato sigaro. Da qui l’importanza delle correzione del braciere.

Per quanto riguarda il problema delle correzioni del braciere, queste si manifestano con un’imprecisa e disomogenea combustione della foglia esterna, che ha come risultato un anello di fuoco irregolare e la formazione di residui di capa incombusta. Normalmente i sigari che risentono maggiormente di questo problema sono i sigari che si caratterizzano per una capa intrisa di oli essenziali, molto spessa e di colore maduro. Ovviamente la costruzione del sigaro e l’abilità del torcedor sono ugualmente importanti sotto questo punto di vista, così come lo è la conservazione. L’eccessiva umidità può, oltre che a portare problemi di tiraggio, causare un anello di fuoco impreciso e frastagliato e quindi rendere necessarie numerose correzioni.

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È importante che la fumata prosegua in maniera lineare e per questo è necessario agire correggendo l’anello di combustione. Per fare questo occorre banalmente avvicinare la fiamma dell’accendino alla porzione di capa incombusta (giusto per qualche istante) e “pareggiare” quindi il braciere. E’ consigliabile non esagerare con gli interventi correttivi. In molte circostanze i problemi evidenziati si risolvono autonomamente nel giro di qualche puff, in maniera spontanea, e quindi sarebbe inutile intervenire per far venir meno il naturale equilibrio della combustione. Certo è che se la parte di capa incombusta inizia a essere significativa (diciamo almeno 3-4 mm) allora in questo caso è necessario porre rimedio abbastanza rapidamente. Il mancato intervento in questo senso può portare il sigaro a non esprimersi nella giusta maniera, le foglie interne (non solo la capa) possono iniziare a bruciare in maniera scomposta e irregolare, promuovendo un fumo progressivamente meno copioso e porzioni di tabacco incombusto.

Ma la necessità di di sistemazione dell’anello è da considerarsi davvero un difetto rilevante? Il bisogno di correggere il braciere non è senz’altro uno dei crucci peggiori. Cosa diversa è l’eventualità che l’anello di fuoco stenti a rimanere alla giusta temperatura: in questo caso il fumo ne risulta pesantemente condizionato e l’utilizzo della fiamma per rinvigorire la base del ring (anche tramite jetflame) risulta assolutamente indispensabile per mantenere dritta la barra del timone. Per quanto riguarda invece lo spegnimento accidentale, si può affermare che si tratti di uno degli inconvenienti meno graditi per la stragrande maggioranza dei fumatori. Questo problema può essere imputabile a tre diversi motivi:

  • Cattiva costruzione
  • Eccessiva umidità del sigaro
  • Disattenzione del fumatore durante la fruizione

La cattiva costruzione del sigaro è ovviamente imputabile alla manifattura. Come è noto è la foglia di volado (presente nel ripieno del sigaro ma a volte utilizzata anche come sottofascia) a essere adibita specificatamente alla regolare combustione del sigaro. Il non perfetto posizionamento e la quantità insufficiente di questa tipologia di foglia – nonché la scarsa cura generale della rollatura – possono portare (ma non solo) a improvvisi quanto sconfortanti spegnimenti.

Nel secondo caso, invece, i parametri di conservazione a un’adeguata umidità relativa (u.r.) non sono stati rispettati e le capacità igroscopiche del tabacco (in grado di assorbire e perdere acqua) portano il sigaro a non avere il giusto meccanismo di combustione e quindi a spegnersi. Questo può capitare soprattutto per i sigari freschi (ricordiamo che a Cuba il tabacco si rolla molto più umido rispetto agli altri paesi produttori caraibici) ma ovviamente il discorso è riproponibile anche in riferimento alla conservazione in humidor da parte del consumatore finale.

Ma se la costruzione e la conservazione del sigaro sono ottimali, c’è un’ultima ipotesi da valutare nel caso del verificarsi di spegnimenti accidentali: la disattenzione del fumatore. Il sigaro non va mai abbandonato a se stesso, sottovalutato o sopportato: se messo alle strette risponderà chiedendo la giusta attenzione e la corretta cadenza dei puff. E ovviamente manifesterà queste esigenza smettendo improvvisamente di fare il suo dovere.

Ma cosa bisogna fare quando il sigaro è spento? La prima cosa è scuotere la cenere nella maniera più accurata possibile, magari aiutandosi con qualche attrezzo per pulire completamente il braciere dalla cenere. A questo punto si può procedere con l’immediata riaccensione, scaldando prima la parte esterna e successivamente passando a curare il cuore del sigaro, portandolo alla bocca per effettuare 2-3 puff veloci e ritmati. Il sigaro riprenderà così la sua normale velocità di crociera. Nell’eventualità che non si voglia procedere immediatamente alla riaccensione, ma si voglia o si debba per esempio attendere qualche minuto, suggeriamo di aggiungere alla procedura sopradescritta la tecnica del “limpar”, che consiste nel soffiare leggermente nel cannone per far fuoriuscire il fumo stantio prima di procedere alla riaccensione. Questa operazione serve per evitare che il fumo rimasto imprigionato nel cannone passi dallo stato gassoso a quello liquido (per via dell’abbattimento della temperatura) causando il deposito di sostanze “sgradevoli” sul tabacco. Nella fase di riaccensione questi residui comporterebbero il verificarsi di una manciata di puff acri e amari assolutamente poco piacevoli.

In definitiva, quindi, attenzione a quello che succede al vostro sigaro: osservatelo con una certa frequenza e intervenite solo se strettamente necessario. Ma quando è opportuno farlo, agite in maniera risoluta per riportare la situazione in un quadro di normalità. La fumata ne trarrà certamente vantaggio ed eventualmente i piccoli/grandi problemi di combustione potranno risolversi senza eccessivi scompensi per la qualità del vostro relax.

3 Comments

  1. Alberto 27 gennaio 2017 at 00:33 -  Rispondi

    Buonasera, molto spesso mi capita di avere a che fare con fumate molto “scomode” dal punto di vista della meccanica di fumata.
    In buona sostanza, sorpassato il primo tercio il sigaro inizia a bruciare solo internamente: l’anello sulla capa si spegne completamente e brucia solo il ripieno.
    Si forma quindi una sorta di cono inverso.
    Nonostante i continui tentativi di riaccensione dell’anello esterno, degasificazioni, e pulizie della cenere, dopo diversi puff la capa torna a spegnersi.
    L’ultima fumata, un Nicarao anno VI minuto, dalla metà del sigaro in poi è stato un travaglio.
    Non credo che la colpa sia imputabile alla conservazione, ho infatti un humidor ben avviato con ur al 68% e temperatura intorno al 18-19 gradi.
    Forse sbaglio qualcosa durante la fumata… o magari è indice di un’accensione errata… non saprei.
    Accendo il sigaro sempre con jet flame, stando attento ad attivare in maniera omogenea la combustione su tutto il piede…
    Avete qualche consiglio in merito?

    • cigarslover 27 gennaio 2017 at 08:55 -  Rispondi

      Ciao Alberto, da come descrivi il problema, potresti avere un ritmo di fumata troppo lento. Prova ad eseguire puff con una cadenza meno prolungata 😉

      • Alberto 27 gennaio 2017 at 11:12 -  Rispondi

        proverò appena posso, forse la paura di surriscaldare il braciere mi ha suggestionato troppo 😉
        Grazie della risposta 🙂

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